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Blog - 26/07/2016

Economia digitale: l'Italia rimonta ma rimane sempre indietro.

Quali sono le cause?


Economia digitale: l'Italia rimonta ma rimane sempre indietro.

Manca ancora la banda larga, questo fa sì che siamo poco connessi rispetto agli altri paesi, ma non solo. Gli abbonamenti? Tra i più cari in Europa. E ancora, gran parte della popolazione over anta non sa usare il computer. Menomale stiamo crescendo una popolazione di nativi digitali. Certo è che dovrebbe andare di pari passo con l'infrastruttura tecnologica. Speriamo.

Singapore, Finlandia, Svizzera, Svezia, Israele, Norvegia, Paesi Bassi e Stati Uniti sono i paesi leader in investimenti in tecnologie dell'informazione e comunicazione (TIC) secondo il Global Information Technology Report 2016 del World Economic Forum.
Sono paesi che accolgono le novità con entusiasmo e provano, certo, ma anche paesi in cui alla base c'è un'infrastruttura che li supporta, regole politiche ed economiche chiare e competenza.

La nostra Italia, pur avendo fatto grandi passi avanti negli ultimi anni e, soprattutto, nel corso del 2015, rimane molto indietro. La penisola è penalizzata a livello infrastrutturale, soprattutto al sud. Si posiziona al 45esimo posto su 139 Paesi, con un miglioramento di 10 posizioni rispetto allo scorso anno, uno dei maggiori registrati dalla graduatoria. Tra i Paesi europei la Germania e' 15esima, la Francia 24esima, l'Irlanda 25esima e la Spagna 35esima. Davanti all'Italia anche la Polonia (42esima) e – extra-Ue – il Costa Rica (44esimo). L'Italia precede di poco la Macedonia (46esima).

Banda larga: solo il 20,8% ha un accesso ultra veloce Nga, contro il 61% della media Ue. La percentuale di sottoscrizioni per offerte con una velocità di accesso superiore ai 30 Mbps è solo il 2,2% del totale contro il 22% della Ue. Un abisso in termini di velocità di connessione. In termini di prezzi relativi, un abbonamento per una connessione dati fra gli 8 e i 12 Mbps in Italia costa circa 35 euro al mese contro i 28 della media Ue e i 24 della Germania.

Un altro problema tipicamente italiano: il 30% dei lavoratori italiani ammette di avere competenze digitali non sufficienti per cambiare lavoro nell'anno di riferimento, contro il 20% della media Ue. Allarmante, sapendo che oggi il lavoro viaggia su internet.

Il Governo italiano negli ultimi anni ha cercato di correre ai ripari. Coordinandosi con il piano europeo, si è impegnato nella cosiddetta Agenda Digitale. Uno dei tasselli di punta è l'e-government: secondo i dati, il 41% delle documentazioni prevede già una precompilazione da parte della pubblica amministrazione, percentuale superiore a Francia e Germania. Il 78% dei passi necessari per portare a buon fine una procedura amministrativa standard può essere compiuto online, dato simile ai due partner sopra citati. Il 100% dei servizi della PA alle imprese e cittadini, a voler credere ai dati, è disponibile online.
La beffa? La poca digitalizzazione del popolo italiano over anta. I servizi ci sono quindi, ma sono poco utilizzati.
In Italia solo il 36% dei cittadini nell'ultimo anno dichiara di avere usato un e-service, contro il 75% della Francia e il 60% della Germania.

Chiudiamo con una riflessione importante: il "ritardo digitale" delle imprese italiane costa ogni anno al paese 2 punti percentuali di pil e la mancata creazione di 700mila posti di lavoro. Sono i dati emersi in occasione del FED (Forum economia digitale), la giornata sulle "opportunità della svolta digitale" promossa recentemente da Facebook e Confindustria giovani.

2WayCom, c'è sempre un altro punto di vista.

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