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Blog - 17/03/2016

Whatsapp e la nostra privacy

I nostri messaggi sono davvero al sicuro?


Whatsapp e la nostra privacy

Parliamo di privacy, questa volta nell’occhio del ciclone il nostro amato WhatsApp.

L’app di instant messaging sostiene di essere crittografata e quindi più che sicura, ma sembra che ciò non basti.
Per l’esattezza WhatsApp è crittografato nella versione Android dalla fine del 2014. Prima non lo era. La versione IOS lo è, invece, da molto meno tempo, si parla infatti di agosto 2015.
La tecnologia che usa è nota, è la tecnologia di crittografia sviluppata da Open Whisper Systems che fa sì che nessun testo in chiaro possa essere salvato su server.
è end to end, quindi il messaggio resta crittografato tra un dispositivo e l’altro e, in teoria, nessuno, nemmeno il gestore del servizio, controlla le chiavi per decifrarlo.
Per esempio con Skype - il primo servizio a usare la crittografia per il grande pubblico - il gestore può leggere il messaggio e di conseguenza può farlo leggere a un agente governativo che gli si presenti alla porta. Idem Snapchat, nonostante abbia fatto della riservatezza il proprio marchio di fabbrica.

Ma perchè tutto questo interesse sulla sicurezza di WhatsApp?

Intanto è il servizio con più utenti del segmento: ha raggiunto il miliardo di utenti attivi lo scorso gennaio.
Inoltre WhatsApp meno di un anno fa è stato acquistato da Facebook per l'enorme somma di 19 miliardi di dollari e, da quel momento, le richieste in termini di privacy sono aumentate, sia da parte degli utenti che dalle aziende che utilizzano il servizio.
Pensare che, inizialmente, era un’app molto criticata proprio per le sue falle di sicurezza.

La crittografia non è una scoperta recente nè tantomeno di WhatsApp, ma certamente la crittografia end-to-end pone WhatsApp in un enorme vantaggio.
Crittografare un messaggio di testo significa associargli una chiave univoca che solo il sistema conosce. I dati appaiono ad entità esterne solo con la propria chiave, che dovrà essere decodificata per accedere al vero contenuto informativo. Fino a poco tempo fa, WhatsApp conservava le chiavi associate agli utenti sui propri server, e quindi aveva in teoria accesso ad ogni messaggio. Utilizzare la crittografia end-to-end, invece, impone di salvare le chiavi per la decodifica esclusivamente sul dispositivo del cliente, a cui nemmeno l'azienda può accedere.

Arriviamo al dunque. Curiosamente pare che Open Whisper Systems abbia ricevuto 2,2 milioni di dollari da Open Technology Fund, un gruppo finanziato principalmente dal governo statunitense.
Il Dipartimento di Giustizia ritiene che la crittografia end-to-end sia un serio ostacolo alle intercettazioni effettuate durante le indagini.
Guarda caso proprio in questi giorni il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto a WhatsApp di fornire le conversazioni di un utente coinvolto in un’indagine.
Il giudice ha autorizzato l’indagine e quindi la lettura dei messaggi che, però, essendo crittografati in modalità end-to-end, non sono leggibili.

"Uno degli obiettivi di WhatsApp è quello di sapere il meno possibile sui nostri clienti. Il rispetto della privacy è stampato nel nostro DNA.", ha affermato il CEO di WhatsApp, Jan Koum.

Chi ha ragione? WhatsApp o chi deve indagare? La nostra privacy sopra tutto e tutti oppure no?
Seguiteci, vi faremo sapere come andrà a finire. Nel frattempo whatsappate tranquilli...

2Way Com: c’è sempre un altro punto di vista.