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Blog - 07/06/2016

E-commerce ancora in crescita nel 2016.

In molte regioni italiane è la chiave dell'export.


E-commerce ancora in crescita nel 2016.

E-commerce nel mondo
La vendita on line di prodotti e servizi ha rappresentato nel 2015 il 7,4% del totale del mercato di vendita al dettaglio a livello globale: complessivamente 1.671 miliardi di dollari, oltre 350 miliardi di dollari in più del 2014. Entro il 2019, questo valore sarà più che raddoppiato per raggiungere i 3.578 miliardi di dollari, pur continuando a rappresentare solo una frazione (12,8%) degli acquisti al dettaglio totali. Per quanto riguarda il mercato B2B, si stima che il fatturato e-commerce mondiale raggiungerà i 6.700 miliardi di dollari entro il 2020, il doppio del B2C previsto per quello stesso anno, grazie anche alle piattaforme pubbliche multi settore come Alibaba e Amazon. Nel B2C i mercati di maggiori dimensioni restano Stati Uniti e Cina, e i player principali del mercato sono colossi globali come Amazon, che nel 2015 ha fatturato a livello globale 98 miliardi di Euro, e per il mercato cinese, Alibaba.

E-commerce in Europa
Il valore dell'e-commerce in Europa è stimato essere 477 miliardi di dollari nel 2015 con Regno Unito, Germania e Francia che coprono circa due terzi del fatturato totale. Al settimo posto dopo Russia, Spagna e Olanda si posiziona l'Italia. Le vendite on line europee con il 7,3% sulle vendite al dettaglio superano, seppur di poco, il 7% statunitense, ma nel sud Europa a stento si arriva al 2%. Nel Regno Unito il fatturato dalla vendita on line di beni ha raggiunto i 60 miliardi di sterline nel 2015, confermando questo Paese come leader nel peso dell'on line sulle vendite al dettaglio, con il 14,5% nel 2015 e 19,3% nel 2019. In forte crescita, sempre nel Regno Unito, è il mobile commerce, che oggi rappresenta un terzo delle vendite. Nel 2019 si prevede che arriverà a rappresentarne il 43,7%.

E-commerce in Italia
In Italia sono 16 mila le aziende che fanno commercio elettronico nel 2016 e arriveranno a 50 mila nel 2025. Borse, cosmetici, accessori, gadget, abbigliamento, articoli per bambini e per la pesca. Ma anche auto e moto, casalinghi, vino, scarpe, biciclette, parquet, prodotti elettronici e farmaceutici, libri, occhiali, giocattoli fino alle "piante di acqua dolce", ai sistemi di allarme e ai servizi di pompe funebri.

E' solo una piccola frazione di quello che si può comprare sul web attraverso le quasi 15mila aziende operanti nel settore delle vendite online che, a fine 2015, risultavano iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio. Il ritratto del fenomeno emerge dai dati elaborati da InfoCamere per Unioncamere, secondo i quali il “boom” delle imprese di vendita via internet (circa 9mila imprese in più) corrisponde quasi alla perfezione all'intero saldo del settore del commercio nell'arco degli ultimi sei anni.

A guidare la corsa del commercio virtuale sono gli imprenditori abruzzesi (+260% le imprese con sede nella regione adriatica), seguiti da quelli pugliesi (+218%) e da quelli campani (+202%). In termini assoluti, la crescita più consistente si registra invece in Lombardia (1.694 imprese in più nei sei anni), in Campania (+1.069) e nel Lazio (+983). La classifica delle prime tre regioni si rimescola, infine, guardando alle province: prima è Roma (1.384 le imprese con sede in provincia alla fine del 2015), seconda è Milano (1.260) e terza Napoli (897). Il valore del fatturato dall'e-commerce è stimato in 28,8 miliardi di Euro nel 2015. Il fatturato delle vendite on line è cresciuto complessivamente del 19% rispetto al 2014. A generare questo fatturato è soprattutto la presenza già marcata, e in continua crescita, dei grandi player internazionali che si stanno posizionando anche in nuovi settori come alimentare e moda.

E-commerce dell'Italia all'estero
Nel 2015 il fatturato e-commerce delle aziende italiane generato all'estero è stato in media il 27% (in lieve calo rispetto al 31% dell'anno precedente) delle vendite on line complessive delle aziende che si sono attrezzate per la vendita all'estero. Un elemento cruciale che permette di sviluppare le vendite internazionali è disporre di un sito web tradotto in diverse lingue, ancor più che la possibilità di avere sedi o filiali in territorio estero. Per i merchant che hanno un sito multilingua, infatti, la percentuale di fatturato generata oltre confine è in media del 33%, mentre è del 14% per chi dispone di sedi all'estero e del 10% per chi opera con il solo sito in lingua italiana. La percentuale di fatturato verso l'estero può essere incrementata anche attraverso l'utilizzo dei marketplace. Tra gli esercenti che dichiarano di vendere all'estero con un sito non tradotto, coloro che sono presenti sui marketplace arrivano a generare all'estero il 17% del fatturato, contro il 4% di coloro che non utilizzano questo canale.

Cresce, in particolare, la percentuale di aziende che?dichiarano di essere attive sul mercato statunitense (36% contro il 27% del 2015), cinese (10% contro il 7% del 2015) e russo, il quale dopo il calo dello scorso anno vede nuovamente un interesse da parte delle aziende italiane (16% contro il 7% del 2015). I due paesi in cui le aziende italiane sono presenti in misura maggiore restano, comunque, quelli più vicini e in particolare Francia, Germania e Regno Unito, nei quali il 58% del campione dichiara di essere molto o abbastanza presente. In ambito europeo, per le aziende che utilizzano Amazon come marketplace, ha giocato un ruolo importante la possibilità di vendere in cinque paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) attraverso un unico account e unico inventario di prodotti.

(Fonte e dati: Infocamere - Unioncamere, AGI, Report Casaleggio e Associati)