Web Agency Milano: Realizzazione siti Web, SEO, social media marketing, Web design e strategie digital per il tuo rilancio on line
2Waycom
 

Blog - 05/04/2016

Internet dovrebbe essere un bene pubblico. In Italia ancora no.

Un paese fermo agli anni 90.


Internet dovrebbe essere un bene pubblico. In Italia ancora no.

L’Italia è in fondo alla classifica nel DESI 2015, l’Indice UE dell’economia e della società digitali. Con un punteggio totale di 0,36 (il massimo è 1) l’Italia arriva al 25° posto tra i 28 stati UE nel Digital Economy and Society Index.
Facciamo parte dei paesi EU con prestazioni inferiori alla media insieme a Bulgaria, Cipro, Grecia, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia.
Il Desi - “Digital economy and society index” – della Commissione Europea sulla connettività, è calcolato tenendo conto di cinque categorie: connettività, competenze digitali, propensione all’uso dei servizi digitali, integrazione delle tecnologie digitali nel business e digitalizzazione dei servizi pubblici.

E nel 2016?
Non ne usciamo bene di nuovo, nonostante l’Italia sia uno dei Paesi dove il tasso di digitalizzazione cresce di più, ci riconfermiamo al 25° posto (sempre su 28) con il punteggio totale di 0,404.
Ma non solo, pensiamo che il 37% della nostra popolazione non usa internet.
Come si ripresenta la classifica: Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia  in testa, mentre restano agli ultimi posti Italia, Grecia, Bulgaria e Romania. Che brutta figura.

In Corea del Sud, leader mondiale, la velocità media di connessione è di 20,5 megabit, e in Svezia, leader europeo, è di 17,4 mega, noi siamo fermi a 5,4 mega, tenendo presente che i 2 mega sono il minimo indispensabile per parlare di Adsl e quindi di banda larga.
Non rallegriamoci, siamo davvero ancora alla preistoria.

Spiega il presidente dell’Agcom Angelo Cardani: “...la copertura di banda ultralarga (superiore a 30 mega) in Italia è ferma al 44% contro una media Ue del 71%. Quella a 100 mega è inchiodata al 10,2% contro l’85% richiesto dall’Europa entro il 2020. Gli italiani che hanno abbonamenti sopra i 30 mega sono il 5,4% (il 30% nell’Ue)”.

Questo perché?
Perché la nostra banda viaggia su rame invece che su fibra.
L’Italia ha avuto per anni un sistema eccezionale, monopolio Telecom - di proprietà di Telecom – davvero moderno che, però, oggi è superato dalla fibra.

L’Agenda Europea prevede che gli italiani abbiano la fibra in casa entro il 2020, compito arduo affidato oggi a Enel.

Dulcis in fundo, la nostra banda è anche la più cara d’Europa.

La Finlandia dal 2010 garantisce un megabit gratuito a ogni cittadino nella convinzione che Internet sia un bene (pubblico) necessario. Fantascienza? Per noi sì, purtroppo.

Uno studio commissionato dall’Unione europea alla Van Dijk – Management consulting conferma che un abbonamento di accesso a Internet (standalone, ovvero senza telefono o altri servizi, ndr) attraverso una connessione a banda larga di velocità compresa tra i 4 e 8 Mbps costa il 78% in più della media europea, mentre un analogo abbonamento di velocità compresa tra gli 8 e i 12 Mbps da noi costa il 107% in più della media europea.

Infine la percentuale degli italiani che può navigare a più di 30 Mbps in Italia è più di sei volte inferiore rispetto alla media europea: un privilegio riservato ad appena il 3,9% degli abbonati ad un servizio di banda larga di rete fissa in Italia.

Dovremmo preoccuparci di più e farci sentire. Non abbiamo paura di restare indietro su tutti i fronti?
Tutto questo mentre si affacciano sul nostro mercato offerte di contenuti come i film in alta definizione con Netflix o la realtà virtuale che richiedono una velocità di trasmissione sempre più alta.

2Way Com: c’è sempre un altro punto di vista.

Vi segnaliamo questo interessante articolo de La Stampa.